La Sopa italiana si arena in aula

di Federico Pomi
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La Sopa italiana si arena in aulavenerdì 3 febbraio 2012 11.15

Era stato definito prima "sopa italiana" e poi "bavaglio al web" e per fortuna - è proprio il caso di dirlo - i parlamentari italiani hanno deciso di affossarlo, votandogli contro (i partiti contrari sono stati praticamente tutti a parte la Lega: Pd, Pdl, Udc, Idv, Fli e Api).

Stiamo parlando dell'(ormai famigerato)articolo 18 nella serie di emendamenti alla Legge Comunitaria 2011 (quella che stabilisce gli obblighi dei paesi membri e copre praticamente tutti gli ambiti della vita pubblica), articolo proposto dal parlamentare mantovano Giovanni Fava, eletto in Lombardia, nelle file della Lega Nord.

A destare scandalo e preoccupazione soprattutto la presente integrazione, relativa ai doveri dei provider, che avrebbero dovuto oscurare i siti (riportiamo testualmente dagli atti della camera):

avvalendosi a tal fine di tutte le informazioni di cui disponga, incluse quelle che gli sono state fornite dai titolari dei diritti violati dall'attività o dall'informazione, anche in relazione ad attività o a informazioni illecite precedentemente memorizzate dal prestatore a richiesta dello stesso o di altri destinatari del servizio

Ancora più inqiuetante la proposta di integrazione immediatamente successiva (che riportiamo, ancora una volta, testualmente)

dopo le parole: «autorità competenti» sono inserite le seguenti: «o di qualunque soggetto interessato»

In pratica, se il testo sopra riportato fosse mai stato approvato, per oscurare un qualsiasi sito a tempo indeterminato sarebbe bastata una semplice segnalazione fatta al provider che lo ospitava, da parte di un "qualunque soggetto interessato", scatenando un inevitabile far west in cui chiunque avrebbe potuto far chiudere qualunque sito, addirittura senza l'accertamento dei fatti da parte di un magistrato.

Per fortuna l'aula ha riconosciuto la follia di un tale emendamento, sventandone così gli effetti esiziali. Per ora.

Già perché l'onorevole Fava si è fatto a quanto pare un punto d'onore di far passare una certa linea e ha comunque ancora in pista una proposta di emendamento, non ancora discusso, all'articolo 16 del decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70. Grazie a quest'altro emendamento, invece, si stabilirebbe la responsabilità civile e penale del provider e il suo conseguente obbligo di sorveglianza su tutti i contenuti da esso ospitati sulle proprie macchine.

Un'altra piccola follia, tra l'altro di impossibile attuazione nei fatti (e, come ricorda il vecchio adagio giuridico "ad impossibilia nemo tenetur").

Speriamo che anche in questo caso, quando ci sarà la discussione, la camera bocci la sua proposta.

Federico Pomi

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