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Dead or Alive Paradise: per... guardoni deviati?

di Camillo Morganti
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Dead or Alive Paradise per guardoni deviati lunedì 8 febbraio 2010 13.01

Ha causato grande scalpore la prima valutazione dell'imminente Dead or Alive Paradise per Sony PSP da parte dell'Electronic Software Rating Board (ESRB), ente preposto alla valutazione dei videogiochi negli Stati Uniti.

Se infatti era scontato un rating "M" (ovverosia "Mature", cioè "per un pubblico adulto") per il sexy titolo Tecmo Koei, erano molto meno scontati i giudizi annessi, tra i più severi mai pronunciati all'indirizzo di un videogioco:

Genitori e consumatori dovrebbero sapere che il gioco contiene una buona dose di trito e, alle volte, finanche inquietante voyerismo - soprattutto quando gli utenti hanno completo controllo di videocamera e zoom; ma il gioco promuove anche nozioni bizzarre e deviate su ciò che le donne vogliono realmente (se viene loro concessa una vacanza pagata di due settimane su un'isola tropicale) - il termine "paradiso" non può significare stare in groppa a un albero caduto con un tanga che sembra un filo interdentale

Ad ogni modo in Tecmo Koei non hanno gradito né poco, né punto queste esternazioni, per quanto - bisogna ammetterlo - assolutamente sincere e azzeccate; l'azienda nippo/coreana, pur riconoscendo nel complesso l'impianto voyeristico del gioco, haperò rigettato le frasi più severe e ha espresso le sue rimostranze.

Risultato? L'ESRB ha mutato la motivazione del rating, addolcendo i toni. Adesso si dice solamente che "le protagoniste sono spesso rappresentate in posizioi compromettenti (es.: sedere per aria, gambe divaricate, a cavalcioni di alberi, etc.)", giusto quel tanto per rendere il giudizio (quasi) del tutto inoffensivo.

Viene da dire: peccato! In questo modo si delegittima l'operato e - in ultima analisi - l'utilità di enti simili.

La questione non è da poco, perché, se è vero che l'ESRB (al pari dell'europeo PEGI) è un ente di autoregolamentazione, cioè finanziato dalle stesse softwarehouse che producono e distribuiscono i giochi, è pur vero che è da tempo che il potere politico, un po' ovunque, sta cercando di imporre un controllo di stato ai giochi.

Se l'autocensura è tutta qui, diventerà sempre più difficile sostenere le ragioni di chi obietta alla censura statale...

Camillo Morganti

Commenti

  • jokey77
    jokey77 - giovedì 18 febbraio 2010 11.51

    Per fortuna che Itakagi aveva detto di rifuggere l'idea di mettere donne poco vestite nei videogame a scopo lucrativo quando vide Bayonetta. se non l'avesse detto cosa avrebbe fatto ??? avrebbe messo cicciolina e il suo pony ?!? :D

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